Playground a New York: il diario di viaggio

Playground a New York: il diario di viaggio

Cosa porta una ragazza a lasciare la “comfort zone” alla scoperta dei playground a New York? Una grande passione, quella per la palla a spicchi, e la necessità di uscire dall’ordinario.

Partire e lasciare la mia quotidianità, era prima di tutto una sfida per me stessa, un’esperienza per aprire gli orizzonti e la mente. Così è stato. Un nuovo stile di vita, nuove abitudini e nuove persone che mi hanno indirizzata, stimolata, ma soprattutto incoraggiata. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ho assimilato espressioni come “keep going”, “andare avanti” sempre e comunque, anche dall’altra parte dell’oceano lontana dagli affetti e gli amici di sempre. Una frase diventata parte di me che è andata a comporre il mio motto (“work hard, keep going and expect the unexpected”).

Lo skyline di Manhattan da Brooklyn Bridge Park

“Work hard” cioè “lavorare duramente” è una costante del mio modo di essere, mi considero una bolognese doc che si è sempre fatta il mazzo. Volevo New York e anziché aspettare l’occasione, me la sono andata a prendere. Fra il 2019 e l’inizio del 2020 ho messo a referto 29 playground, più altrettante storie che hanno dell’incredibile come la vicenda di Andrea del ristorante Broccolino, a pochi passi dal Barclays Center. Personaggi che vuoi per scelta o per il caso, hanno incrociato il basket sul loro cammino.

Ho raccolto tanto materiale e ho iniziato a cercare il mezzo per condividere queste episodi con altri appassionati.

Dai playground a New York a Never Ending Season

Ricordo circa un anno fa di aver scoperto il blog Never Ending Season, cercando alcune informazioni su Harlem. Sono rimasta piacevolmente impressionata perché ho trovato un portale diverso dal solito, una raccolta di articoli su libri, musica e arte mixati al basket. Ammetto di aver pensato subito di contattare il fondatore Francesco Mecucci, ma quella volta ho procrastinato.

Qualche mese dopo il blog era in stand-by in qualche cassetto della mia mente, non c’era il tempo, avevo troppi impegni e ho preferito premere il tasto PAUSA in attesa di tempi migliori. La fine dell’anno era ormai alle porte e avevo in programma di ritornare negli States per un paio di settimane.

Brooklyn Bridge Park

Durante un viaggio di ritorno dalla Toscana, con grande sorpresa ho ricevuto una mail da Francesco di Never Ending Season. Quando si dice “expect the unexpected” cioè aspettarsi l’inaspettato. Nella posta in arrivo ho trovato un suo messaggio di apprezzamento verso il blog e in generale il mio progetto. Quelle parole hanno avuto un enorme significato per me, dato che il sito era ancora in una fase embrionale.

Il 24 dicembre è arrivata la tanto attesa data del ritorno nella Grande Mela. Nella borsa come sempre un taccuino e il cellulare con indirizzi e luoghi aggiornati da visitare. Mentre ero in Italia infatti ho seguito le riaperture di alcuni playground a New York segnandomi tre tappe da non perdere fra Harlem, Chelsea e Brooklyn. Nelle prime settimane oltreoceano, Francesco mi ha proposto un’intervista per raccontare il mio progetto su Never Ending Season. Prima intervista della mia vita, excited a dire poco. Proprio con l’avvio del nuovo anno abbiamo valutato una collaborazione dedicata al basket a New York.

Il diario dei playground

Di ritorno dalla Grande Mela, abbiamo lanciato sul suo blog: Appleball una rubrica sulla pallacanestro a stelle e strisce. Nelle prime settimane di lockdown abbiamo ideato un viaggio fra passato e presente, passando in rassegna le carriere di giocatori nati nello stato di New York. Non era abbastanza, avevo in mente un’idea nuova, un format diverso con un tocco tutto personale. Così è nato il diario dei playground a New York, una raccolta di storie, curiosità mescolate alle esperienze personali. Quattro tappe e quattro quartieri diversi fra Brooklyn e Manhattan.

BROOKLYN BRIDGE PARK

Brooklyn Bridge Park è entrato di prepotenza nella lista dei luoghi del cuore, la vista sullo skyline da Brooklyn Heights è uno spettacolo unico nel suo genere. Un’attrazione dedicata agli sport di squadra di ogni genere e al basket come ho raccontato in questo articolo.

STANTON STREET COURTS E LOWER EAST SIDE

A seguire è stata la volta del progetto di Kaws a Lower East Side in collaborazione con Nike e New York City Parks. Stanton Street Courts ospita uno dei tanti esempi di arte applicata al mondo dei playground nell’area metropolitana di New York. Non molto lontano, è possibile fare una tappa al progetto di ricostruzione di Lower East Side Playground, operato dalla Kevin Durant Charity Foundation, trovate maggiori dettagli sul blog e in questo articolo.

HARLEM

Si rischia sempre di essere troppo riduttivi quando si tratta il basket ad Harlem. Ci sono luoghi simbolici da raccontare che trovate in questo articolo e curiosità legate al mondo dei playground a New York che sto scoprendo in queste settimane e a cui dedicherò presto un nuovo articolo.

LOWER MANHATTAN

Lower Manhattan si è rivelata una vera sorpresa, un itinerario inaspettato che mi ha svelato dettagli impensati e spunti interessanti per conoscere meglio la New York in ottica hoop culture. Su Never Ending Season trovate una frazione di viaggio e una storia esclusiva che ho raccontato alcune settimane fa.

Columbus Park

Riprendere in mano le pagine di quel taccuino a me tanto caro e rivivere a distanza di mesi il brivido e l’emozione di quel viaggio, è stato incredibilmente intenso. Questo è solo un assaggio, sperando di ripartire a bordo con Never Ending Season molto presto.

Un ringraziamento particolare a Francesco per avermi offerto la possibilità di raccontare i playground a New York secondo Mez.

Chiara Mezzini
chiaramezzini@gmail.com
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